mercoledì, 19 marzo 2008

Adesso è ufficiale, un’altra delle vergogne di cui può andare “fiero” il nostro degradato paese, dopo la ridicola, ma drammatica, gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, si è perpetrata in una regione del civilissimo nord-est dove un gruppo di facinorose, ideologicizzate ed anche, mi si consenta, un po’ ignoranti femministe hanno contestato con il lancio di oggetti l’intervento di Giuliano Ferrara per la presentazione dei candidati della nostra Lista.

Capisco che la presenza di una Lista come quella che sosteniamo sia stata volutamente strumentalizzata dalla piccola e provincialissima stampa nazionale, un paese allo sbando non può che avere una stampa allo sbando, e chiaramente non possiamo pretendere molto di più soprattutto quando l’atteggiamento che si decide di assumere è quello di mettere chiunque davanti alle proprie responsabilità nella gestione della politica del laissez faire che ha permesso di considerare l’aborto come una pratica tutto sommato accettabile.

L’accesa polemica nata in seguito al tragico suicidio di un ginecologo genovese che ha visto il tentativo, peraltro nemmeno troppo velato, di riversare la responsabilità di un gesto disperato e clamoroso come quello nei  confronti della politica messa in atto da Ferrara, nonostante l’evidenza dei fatti dimostri che l’inchiesta ha avuto inizio quando la Lista ancora non era nemmeno un’idea, altro non è se non un atteggiamento di comodo per scaricare la coscienza collettiva identificando il vero “responsabile” di quel gesto ed indicandolo al pubblico ludibrio.

Si sa che è molto meglio avere un comodo capro espiatorio così anche questa volta la scontatissima e inelegante campagna stampa si è affrettata a rimarcare che “E’ lui che dobbiamo ringraziare per quanto è successo, lui che criminalizza le donne, lui che vuol togliere loro quelle libertà conquistate…”.  Ciascuno è libero di esprimere il proprio dissenso, ci mancherebbe altro, ciascuno dovrebbe anche poter essere libero di esprimere le proprie idee però, si tratta di stabilire quali siano i modi più civili per farlo e mi sembra di poter dire che la scelta delle focose femministe venete sia da stigmatizzare, cosa che la stampa si guarderà bene dal fare.

Sarebbe come tirare delle lattine di vernice addosso ad Emma Bonino perché è stata la sostenitrice di una moratoria all’ONU sulla pena di morte, qualora non si condividessero le sue opinioni.

Io continuo a sostenere quanto va evidenziando anche Giuliano Ferrara, e non lo faccio per partito preso o per chissà quale altra ragione ma semplicemente riferendomi direttamente alla mia esperienza ed a quanto ho potuto osservare nel corso degli anni nella mia veste di malato di thalassemia.

Checchè se ne dica l’aborto è stato, e lo è tuttora, usato come sistema di controllo delle nascite, facendo perno sull’impreparazione delle persone e leva sull’autorevolezza dei pareri espressi da chi ha potuto ragionevolmente veder accrescere il proprio potere e la propria carriera proprio in virtù di questo.

Poco importa se, come nel caso specifico, la thalassemia si può curare e con ottimi risultati, poco importa se costruendo una rete di interventi certe tragedie si potrebbero evitare, assai più importante è accertarsi di poter mantenere attivi e con grandi numeri i laboratori di genetica, diagnostica prenatale, villocentesi, amniocentesi e chi più ne ha più ne metta, e giustificare così i lauti stipendi e la brillante carriera.

E tutto questo non cambierà se non interverrà una sterzata netta e decisa per riprendere la deriva verso cui sta andando incontro il nostro paese, cosa di cui essere preoccupati, per questo sosteniamo la Lista per la Moratoria, per questo ci battiamo, perché stiamo sempre col più debole per questo batteremo nel prossimo mese il territorio nazionale cercando di spiegare cosa ci proponiamo di fare.

Il lato triste di questa sciagurata politica di morte, e lo dice un figlio di operai col nonno fervente socialista malmenato più volte dalle squadracce fasciste, è che la difesa del più debole, come il malato o l’embrione e il concetto di solidarietà sono sempre stati storicamente appannaggio della sinistra.

Ma della sinistra quella vera sostenitrice dei valori che hanno fatto questa nazione non certo la pallida imitazione di quella che oggi “se la tira” da sinistra ma che sembra aver perso il senso della propria storia e della propria identità ideologicamente derivata dalla sciagurata stagione sessantottina che dovrebbe essere perlomeno ripensata, ma con quel minimo di spirito critico che oggi pare andato irrimediabilmente perduto.

postato da: lorisbrunetta alle ore 23:15 | Permalink | commenti
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