E' comportandomi secondo questo dettame che posso dire oggi di aver contribuito, assieme a molti altri che hanno condiviso ed anche ispirato le mie idee e il mio modo di fare, a migliorare la mia vita e quella di qualcun altro, sono un accanito sostenitore della vita.
Io che provengo da una realtà nella quale la sofferenza è una scomoda ma benvenuta compagna, io che come malato di thalassemia e qui, in questa regione, sapete bene di cosa stia parlando, non avrei dovuto essere qui almeno secondo quanto sostiene il pensiero dominante che accetta e propone l'aborto come una pratica banale di consueta quotidianità.
Un malato mette il medico davanti alla coscienza dei propri limiti e, mentre è ancora imperante il delirio di onnipotenza di chi si sente in grado di sconfiggere ogni male, il pensiero di non possedere quelle capacità taumaturgiche suona come una sconfitta, per questo l'indicazione della via breve che porta all'aborto è stata fortemente caldeggiata.
E' un problema, di natura prettamente culturale, che i malati vengano marginalizzati dalla vita sociale, a parte qualche caso rarissimo, e l'abbiamo visto nei giorni scorsi con lo sciopero della fame promosso da una quarantina di disabili per chiedere di non essere lasciati soli dallo stato e per dimostrare che c'è vita, e quale vitalità, anche nella sofferenza.
Certo c'è chi non la pensa così, nessun problema, si tratta di libera scelta e io penso che la libertà di scelta vada difesa ad oltranza ma è altrettanto vero che bisogna riconoscere che la libertà illimitata, cioè privata di ogni freno e di ogni senso morale diventa licenza.
Oriana Fallaci diceva che per proteggere la libertà e per mantenerla bisogna porre dei limiti con il raziocinio ed il buon senso.
Con il nostro senso dell’Etica, se lo usassimo, potremo riconoscere la differenza che passa tra il lecito e illecito, tra libertà e licenza.
Tutto questo è mancato nella applicazione della legge 194.
“Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non e’ mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.
Questo è l’articolo 1 della legge 194.
E’ una legge che dichiara apertamente di riconoscere il valore sociale della maternità e tutela la vita umana fin dal suo inizio ovvero dal suo concepimento, ma se contravvengo a quest'articolo della legge, una legge sulla vita, prendo una multa di 51 euro, se lascio l'auto in divieto di sosta ne prendo una da 46.
Ecco come sappiamo tutelare la vita oggi.
Ringrazio innanzitutto Giuliano Ferrara per quanto sta facendo e per quanto sta mettendo in gioco personalmente in questo progetto di presentazione di una lista elettorale, nonostante il resto del panorama politico e mediatico stia facendo finta che nulla di tutto questo stia succedendo.
Perchè preferiamo non affrontare temi eticamente sensibili in campagna elettorale non sia mai che qualcuno ci rimetta qualche consenso e magari gli tocchi anche rinunciare a qualche privilegio, non sia mai che la stampa informi correttamente sul tema, è argomento sul quale è facilissimo scivolare.
Ed è un fattore meramente culturale, per questo è necessario, anzi indispensabile investire in cultura, e farlo è una grande responsabilità della politica, a mio modo di vedere, ed anche una sfida che la politica dovrebbe lanciare a se stessa per immaginarsi portatrice di quei valori che mutuati in campo culturale siano capaci di cambiare radicalmente la percezione che le persone, soprattutto le giovani generazioni, hanno di se stesse e del loro senso dello stare al mondo, e quindi anche la società.
Ma fintanto che tutto ciò non avviene abbiamo davanti un deserto valoriale in cui si accettano passivamente come ineluttabili alcune decisioni che invece necessiterebbero di un’accurata e profonda analisi, così si giustificano atti di gravissima ricaduta sulla società come l’aborto o la sospensione dell’alimentazione ad un malato in stato vegetativo.
Ed anche la manipolazione degli embrioni che, non dimentichiamolo, sono esseri umani si vorrebbe far passare come una pratica tutto sommato accettabile perché ispirata a criteri di umanità maggiore, spacciata come cura per malattie terribili.
Come se l’uomo che distrugge se stesso con un’implicita dichiarazione di inessenzialità avesse una giustificazione realmente plausibile.
Durante il referendum di tre anni fa mi sono reso conto che a molti da fastidio sentire pronunciare la parola eugenetica, ma non esiste altra definizione per descrivere quanto è stato messo in pratica.
Checchè se ne dica la legge 194 è stata torturata e seviziata, tradita nel suo spirito profondo, ed utilizzata come vero e proprio sistema di controllo delle nascite, io thalassemico ne sono stato testimone, ero li, ho visto, ho sentito, mi hanno raccontato chi ha subito tutto questo, per questo non ravvisiamo la necessità di modificare questa legge ma di vederla applicata.
Tutto questo sotto gli occhi compiacenti di una corrente politica che si definiva cristiana ma anteponeva la ragion di stato alle proprie convinzioni, dimenticandosi inopinatamente del buon senso.
E’ necessario che le istituzioni capiscano l’importanza di investire nell'incentivazione alla maternità, non solo col bonus bebè ma anche costruendo una rete per le mamme in difficoltà, per rendere possibile la libera scelta.
Oggi la scelta non è libera perchè manca l'alternativa, chi vive condizioni difficili non trova sostegno e viene pilotato all'aborto, tanto ci vogliono 5 minuti, magari lo puoi fare a casa prendendo una pillola, non ti vede nessuno.
Io non dovrei essere qui se questa pazzesca strategia di eliminazione del malato fosse stata praticata anche quarantacinque anni fa, ma invece ci sono, quasi un sopravvissuto, e come me, della mia età siamo tanti, ciascuno col suo carico di esperienza, di gioie e dolori, ha vissuto la sua vita, non è stato facile; vivere non lo è; c'è chi deve affrontare problemi di ogni natura, il mio è la thalassemia, ma non voglio che la società dia al mio vivere un'accezione negativa che non sento. Per questo voglio parlare a nome di quei malati che attendono fiduciosi misure che diano loro una concreta speranza di essere guardati come uomini, portatori di sentimenti ed aspettative, e non più come un costo per lo stato; è indispensabile capire quanto sia necessario investire in ricerca.
Capiscano che è indispensabile investire in reti di sostegno alle persone disabili perchè la grandezza e il grado di civismo di una società si valuta in base a come questa tratta i propri figli, a quali opportunità offre perché le vite di ciascun cittadino, indipendentemente da cosa ciascuno sia in grado di dare, possano essere utili a tutta la collettività.
Basti pensare a come sono diverse le culture politiche che attraversano la nostra epoca; nel nord Europa esiste una sviluppata politica dell’accoglienza ed una organizzazione di sostegno per le famiglie che hanno figli colpiti da malattie genetiche, col risultato che quasi mai ci si rifugia nell’interruzione di gravidanza, pur essendo consentita per legge.
Nel caso della thalassemia nel nostro paese è stata messa in atto una politica diametralmente opposta che ha portato quasi a nascite zero, e questo viene presentato come una vittoria.
La soppressione deliberata di esseri umani viene propagandato come una vittoria, in nome dello scientismo che vuole produrre solo uomini perfetti, in nome di una presunta umanità e un falso pietismo verso l'altro, ci si dovrebbe vergognare e tenere nascosti questi dati anziché divulgarli, abbiamo proprio perso il buon senso.
Solo chi ha interessi e mira a mantenere le proprie posizioni di potere può irresponsabilmente sostenere il contrario, ma è una posizione debole che sta diventando sempre più indifendibile.
Oggi dobbiamo contrastare aspramente l'equazione disabilità uguale vita indegna di essere vissuta e non dobbiamo avere paura di usare i termini appropriati per descrivere questo stato dell’essere uomo, che non è una vergogna, come sembra sia altrimenti perché sarebbe stato coniato il termine “diversamente abile”?
Tutto questo è nel nostro programma, questo è il campo nel quale ognuno dei candidati di questa lista ha operato durante la sua vita, questo è il motivo per il quale Giuliano Ferrara ci ha invitato a condividere con lui questa battaglia di cultura per la vita.
Per questo oggi siamo qui perchè vogliamo provare a portare un po' della nostra esperienza in Parlamento, vogliamo recuperare alla politica quei valori propri della nostra cultura occidentale e cristiana, la stessa che miseramente l'Europa rifiuta di riconoscere, che possedeva in passato e che oggi appaiono annacquati da una pletora di insignificanti spargitori di buoni propositi e di fatti che con questi fanno a pugni.
Per questo chiediamo il 13 e 14 aprile un voto di coscienza alla Camera dei Deputati.







